Luci ed ombre per la sostenibilità della filiera del cotone

bciblogE’ di recente pubblicazione un report di IKEA e del WWF che fa il punto sullo stato dei progetti che stanno seguendo da vicino per migliorare la sostenibilità della produzione del cotone in India e Pakistan. I risultati, ottenuti grazie alle pratiche messe a punto da Better Cotton Initiative (BCI),  sono molto incoraggianti . Ma in altre parti del mondo c’è ancora tanto da lavorare .Better Cotton Initiative è una organizzazione no profit che si propone di diffondere le pratiche per una gestione più sostenibile della coltivazione del cotone; una commodity fra le più diffuse nel settore tessile, il cui impatto sull’ambiente è però particolarmente pesante a causa del consumo di acqua e dei prodotti chimici utilizzati. Ikea e WWF sono soci fondatori dal 2005 di BCI che si propone di raggiungere con le sue pratiche il 30% della produzione mondiale di cotone entro il 2020. Si tratta di oltre 5 milioni di produttori agricoli e 20 milioni di persone coinvolte dai suoi effetti sociali . Questo perché le pratiche proposte da BCI si propongono anche di incrementare il reddito dei produttori agricoli , in particolare ovviamente nei paesi in via di sviluppo.

I dati presentati nel report di WWF ed IKEA sono in effetti particolarmente significativi . I progetti seguiti stanno coinvolgendo decine di migliaia di produttori agricoli in Pakistan ed in India con risultati evidenti: – 37% di pesticidi, fra il 22 ed il 29% in meno di fertilizzanti, oltre il 20% in meno di acqua e redditi in crescita del 29% in Pakistan ed addirittura del 45% in India . La comunicazione di questi risultati rende indubbiamente più fattibile e più concreto l’obiettivo ambizioso indicato da BCI per il 2020. Lo stesso report in realtà indica anche l’esigenza di attendere i risultati di lungo periodo per dare una valutazione definitiva sulle potenzialità di queste pratiche.

Un problema che potrebbe in realtà rallentare la diffusione generalizzata delle pratiche proposte da BCI è la tendenza a determinare un prezzo più alto, premium , per il cotone ottenuto dalle coltivazioni gestite con pratiche sostenibile. Alcuni imprenditori della filiera dichiarano, probabilmente a ragione, che il cotone coltivato e distribuito secondo le indicazioni di BCI richiede più attenzione e lavoro e quindi tendono a chiedere un prezzo maggiore. Secondo BCI questa tendenza potrebbe essere frenata dalla diffusione su larga scala delle sue metodologie di gestione sostenibile.

Non tutta la produzione mondiale si indirizza verso pratiche di maggiore sostenibilità . le condizioni rimangono particolarmente difficili ad esempio in Uzbekistan dove oltre agli sconvolgimenti ambientali permane la pratica del lavoro forzato per centinaia di migliaia di adulti e di bambini di quel paese. La situazione ha spinto 152 fra brand e retailers a firmare un accordo in cui si impegnano formalmente a non utilizzare nella loro supply chain cotone proveniente dalle coltivazioni uzbeke. La messa in pratica di questa dichiarazione però è ancora lontana da essere sufficientemente implementata. Un recente ricerca su 49 di queste imprese ha mostrato che soltanto 5 (fra cui la stessa IKEA) raggiungono un rating di valutazione sufficiente a riguardo della esclusione del cotone uzbeko dalle loro produzioni.

Per gli interessati wwf_ikea_sustainable_cotton_initiative_201404_final_web_1 potete scaricare il report di WWF ed Ikea e qui visitare il sito di Better Cotton Initiative

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